Persecuzione religiosa in Cina

Aggiornato il 09/03/2021 22:15
In Cina tutte le religioni sono illegali. Unica religione è il Comunismo. Perseguitati sono i Cristiani, gli Islamici, i Buddhisti, i Falun Gong (movimento d’ispirazione Taoista-Buddista non autorizzato) ed i credenti di ogni altra fede religiosa.
Migliaia di monasteri tibetani sono stati distrutti e di centomila monaci ne rimangono seimila. I monaci e le suore tibetane sono continuamente picchiati, incarcerati e persino rapiti. Valga come esempio la cattura e la detenzione illegale in Cina del giovanissimo e autentico Panchen Lama, per porre a capo dei buddhisti tibetani un altro Panchen Lama, scelto non dal Dalai Lama ma dal Governo Cinese. Con pari efferatezza e persecuzione colpisce i Musulmani Uiguri della provincia autonoma dello Xinjiang. Tristemente famoso è il massacro di più di cento Uighuri a Ghulja, nel febbraio 1997.
Recente è anche lo spietato accanimento contro i Falun Gong, decine di migliaia dei quali sono stati internati nei LAOGAI. Molti di loro sono stati torturati, mutilati degli organi e uccisi.
La persecuzione contro i Cristiani considerati ancora “agenti delle potenze straniere” non si è mai attenuata. Vescovi, sacerdoti, suore e semplici credenti sono incarcerati, picchiati o fatti sparire, nelle prigioni o nei Laogai. Un esempio è l’uccisione del prete e della suora della Comunità di Ningxia.
La Cina brucia le pubblicazioni religiosi, poiché la religione illegale
La Cina brucia le pubblicazioni religiose cristiane, che reputa illegali
Per contrastare la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, il Partito Comunista, nel 1957, ha creato la Chiesa Patriottica Cinese, l’unica ufficialmente accettata. Va sottolineato che la Chiesa Patriottica non riconosce l’autorità della Santa Sede, nomina suoi Vescovi e ordina suoi Sacerdoti, graditi al Partito Comunista. La vera Chiesa Cattolica è clandestina ed è continuamente oggetto di attacchi e vessazioni. Dal 1994, i “Regolamenti per le Religioni” obbligano tutte le comunità religiose a registrarsi presso l’Ufficio Affari Religiosi, che controlla e, sostanzialmente, impedisce il lavoro pastorale e la pratica religiosa.
Molti sono gli esempi di eroismo e di martirio offerti dalla Chiesa Cattolica clandestina. Il Cardinale Kung Pin Mei fu arrestato e trascinato allo stadio per confessare davanti a migliaia di persone il suo crimine di essere Cattolico. Invece gridò: “Viva Cristo Re, Viva il Papa!”. La folla ripetè in coro le stesse parole e il Cardinale fu incarcerato per 32 anni. Il Vescovo Giuseppe Fan Xueyan passò gli anni dal 1958 al 1991 in prigione, dove fu ucciso mediante percosse che gli spaccarono il cranio. I suoi resti furono consegnati alla famiglia in una busta per la spazzatura. La violenta repressione ha sempre colpito anche semplici credenti. All’inizio del 2002 il quarantaseienne Gong Shengliang fu condannato a morte per aver fondato un movimento Cristiano.
La persecuzione non si arresta mai. Nel novembre 2005 sedici giovani suore furono picchiate a sangue a Xian. Il mese dopo religiose e sacerdoti furono malmenati a Tianjin. Numerosi arresti di prelati ebbero luogo nella provincia di Hebei. Decine di sacerdoti e vescovi sono sempre indagati e controllati dalla polizia ed alcuni di loro sono recentemente spariti. L’incessante repressione ha coinvolto, talvolta, anche membri della Chiesa Patriottica, nella quale cresce un inaspettato riavvicinamento al Pontefice e al Vaticano. Nonostante gli ultimi cinquantacinque anni di uccisioni, carcerazioni ed atroci persecuzioni la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, instaurata da Matteo Ricci all’inizio del 1600, è ancora forte e presente in Cina. Tertulliano aveva ragione nell’affermare che “Semen est sanguis Christianorum”
Articolo soprastante tratto integralmente dal sito laogai.it, che vi inviatiamo caldamente a visitare e a diffondere il più possibile.
Tuttavia è necessario integrarlo con precisazioni sugli accordi fra Vaticano e Cina, riportati da numerosi articoli, come ad esempio quello di Antonio Socci, del 22/09/2020, sul suo omonimo sito web, da cui riassumo i seguenti stralci:

Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, aveva spiegato a papa Bergoglio quanto era sbagliato l’accordo sottoscritto dalla Santa Sede col regime comunista di Pechino, perché danneggiava i cristiani cinesi e legittimava nel mondo una tirannia molto pericolosa (il Covid-19 è l’ennesimo esempio della sua perniciosità globale).

Il Vaticano è deciso a rinnovarlo nonostante il bilancio fallimentare di questi due anni.

Pompeo ricorda la recrudescenza della persecuzione contro i cristiani, come contro buddisti tibetani e devoti di Falun Gong; menziona la pesantissima repressione contro i musulmani dello Xinjiang, infine denuncia la “campagna di ‘sinizzazione’ per subordinare Dio al Partito comunista promuovendo lo stesso Xi come una divinità ultramondana.

Due anni dopo l’accordo sino-vaticano, per i cristiani le persecuzioni sono addirittura peggiorate, mentre, afferma Pompeo, il Vaticano “ha legittimato” i vescovi nominati dal regime. Quale convenienza ha dunque la Chiesa a rinnovare l’accordo?

Nel 2019, 22 paesi alle Nazioni Unite hanno denunciato la detenzione, da parte del regime comunista, di “oltre un milione di musulmani uiguri, kazaki e altre minoranze nei cosiddetti campi di ‘rieducazione’ nello Xinjiang”.
Inoltre cita l’Alleanza Interparlamentare, composta da rappresentanti delle democrazie di tutto il mondo, “ha condannato le atrocità” perpetrate dal comunismo cinese.

80 ONG per la difesa dei diritti umani in Cina hanno scritto al Papa chiedendogli di riflettere su quell’accordo.

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