Il silenzio “parla”, di J. Kakichi Kadowaki. Problema senza soluzione

All’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui, ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, portatala in mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. (Giovanni 8,2-11)

Cristo risolve un problema insolubile

«Vorrei sottolineare alcune somiglianze che si possono trovare tra questo passo e il Koan Zen “Gutei alza un dito”. Il primo punto di somiglianza che Cristo e Gutei, quando fu loro presentato un problema insolubile intellettualmente, riuscirono a risolverlo con molta abilità. Secondo, per risolvere il problema, compirono ambedue delle azioni impreviste, o meglio, risposero col silenzio. Vale a dire, diedereo una risposta che non è una risposta. Terzo, pur usando un linguaggio molto semplice, spinsero chi interrogava all’introspezione. Inoltre le loro parole semplici produssero risultati molto maggiori di quanto riescano ad ottenere normalmente le spiegazioni esaurienti. Quarto, ambedue trascesero l’opposizione dualistica contenuta nella domanda e, andando oltre la punizione e la non opposizione, si collocarono in una dimensione superiore.
Il problema posto a Cristo nasceva dal desiderio di metterlo alla prova. Le domande dei farisei sono piene di ostilità. “Se affermi che questa donna deve essere lapidata come ordina Mosè, contraddici il tuo insegnamento di amore” (Giovanni).»
Gesù scrive sul terreno
Gesù scrive sul terreno

Quel gesto inatteso stupì l’ascoltatore e lo spinse ad abbandonare l’abitudine precedente di pensare solo in termini di significato.

«Impegnando tutta la persona in quel gesto apparentemente senza senso, messo davanti all’altro come qualcosa pieno di significato, così che l’ascoltatore ne fu realmente stupito. Rovesciò il mondo significativo che aveva innalzato fino a quel momento e lo rese completamente senza senso, cioè pienamente significativo. Il gesto imprevisto ebbe la funzione di una spada che uccide; ma nello stesso tempo esercitò anche la funzione di una spada che dà la vita

Un silenzio che stupisce

«Portarono l’adultera davanti a Gesù, per spingerlo a rispondere alla domanda dei farisei, ed egli rimase in silenzio, come se fosse un’apparente sconfitta, ma in realtà parla con forza ancora maggiore. Probabilmente la folla che circondava Gesù si aspettava una risposta eloquente. Egli invece la stupisce rimanendo in silenzio. Li stupisce facendo qualcosa di inatteso e spingendoli a dubitare del loro modo normale di pensare. Se Gesù avesse cercato di spiegare l’immenso e l’inesprimibile, la folla non ne avrebbe afferrato il vero significato. Gesù rimase in silenzio, e il silenzio fu compreso da tutti. Il silenzio può sembrare senza senso, ma in realtà è pieno di significato. Questo significato senza senso, mise in dubbio e svutata di senso la mentalità convenzionale della folla e dei farisei.»
«Così operò Cristo con la spada mortale del silenzio. I farisei si sentirono forse incapaci di insistere nella loro domanda, proprio perché colpiti da quella spada? Gesù allora disse: “Chi di voi senza peccato scagli la prima pietra contro di lei”, e rimase di nuovo in silenzio. I farisei furono così costretti ad esaminare la loro coscienza e non riuscirono più a rimanere davanti a lui.»
Fonte: testo liberamente ripreso e adattato dalla versione cartacea di J. Kakichi Kadowaki, “Lo Zen e la bibbia”, Edizioni Paoline, 1990, pagg. 73-81. Puoi trovare l’edizione San Paolo qui, tuttavia potrebbe essere esaurita siccome è molto vecchia. Kakichi Kadowaki fu un monaco buddhista Zen nato nel 1926 che si convertì al cristianesimo, diventando sacerdote nella Compagnia di Gesù.
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